Si avvia verso la conclusione il processo di primo grado sulla vicenda ribattezzata Congiura di Sant’Andrea, che ha coinvolto gli equilibri politici di Vigevano. Nel procedimento sono imputate sei persone, accusate a vario titolo di corruzione, tentata corruzione e falso.
Per gli imputati, al termine della requisitoria, sono state formulate richieste di condanna per complessivi 28 anni di carcere. La pubblico ministero Chiara Giuiusa ha illustrato la posizione dell’accusa in un intervento durato quasi tre ore, ricostruendo gli episodi contestati nel procedimento.
Le posizioni degli imputati
Dopo la requisitoria è iniziata la fase dedicata alle difese. L’avvocato Luca Angeleri, legale dell’ex sindaco di Vigevano Andrea Ceffa, ha sostenuto che nel processo non sarebbero state dimostrate né le prove né i presupposti della corruzione. Per Ceffa la procura ha chiesto una pena di cinque anni di carcere.
Le arringhe degli altri difensori sono previste nella prossima udienza, in programma mercoledì. Tra gli interventi attesi c’è anche quello del legale dell’ex europarlamentare Angelo Ciocca, uno degli imputati al centro della ricostruzione accusatoria.
L’ipotesi contestata a Ciocca
Secondo l’accusa, Ciocca avrebbe tentato di corrompere la consigliera comunale Emma Stepan per convincerla a lasciare l’incarico. Per raggiungere questo obiettivo avrebbe contattato il compagno della consigliera, Luca Battista, prospettando il pagamento di 15mila euro.
La ricostruzione dell’accusa dovrà ora essere valutata insieme alle argomentazioni delle difese. Una volta concluse le arringhe, toccherà ai giudici decidere sul procedimento e stabilire se vi siano responsabilità penali a carico degli imputati.
La sentenza potrebbe essere pronunciata l’11 novembre. Il verdetto chiuderà il primo grado di giudizio su una vicenda che, a Vigevano, ha avuto conseguenze rilevanti sul piano politico e istituzionale.