Giustizia

Caso Garlasco, la famiglia Poggi non sarà parte civile

Il legale dei genitori contesta la ricostruzione sui reperti e difende la sentenza su Stasi

Caso Garlasco, la famiglia Poggi non sarà parte civile

La famiglia Poggi non si costituirà parte civile contro Andrea Sempio nell’ambito degli accertamenti riaperti sul caso dell’omicidio di Chiara Poggi. La decisione è stata spiegata dall’avvocato Francesco Compagna, legale di Marco Poggi: chiedere un risarcimento a Sempio sarebbe, a suo giudizio, paradossale finché resta esecutiva la condanna definitiva inflitta ad Alberto Stasi.

Per Gian Luigi Tizzoni, che assiste i genitori di Chiara, ogni valutazione sarebbe al momento prematura. Il legale ha ricordato che non risulta presentata alcuna richiesta di revisione della sentenza e che un’eventuale costituzione di parte civile potrebbe equivalere a chiedere due volte il risarcimento per lo stesso reato. Tizzoni ha ribadito di ritenere valida la verità accertata dai tribunali dopo un procedimento durato circa dieci anni e concluso con una decisione già esaminata in Cassazione.

Gli accertamenti sui pedali

A Pavia, dove si trovava per altri procedimenti, Tizzoni ha contestato la sovrapposizione tra le nuove indagini su Sempio e gli accertamenti eseguiti nel settembre 2007 sui pedali della bicicletta di Stasi. Il riferimento è alle due analisi del 20 settembre, risultate negative e oggi tornate al centro dell’attenzione perché non rinvenute nel fascicolo dell’epoca.

Secondo il legale, una memoria del consulente di Stasi, Francesco Maria Avato, menzionerebbe analisi svolte in sua assenza proprio quel giorno. Tizzoni ha però ricordato che, dopo gli accertamenti del 17 settembre, i consulenti della difesa avevano scelto di non proseguire la loro presenza. Fu quindi sollevata un’eccezione di nullità, respinta dall’allora pm Rosa Muscio e, secondo il legale, mai più riproposta. Per questo, sostenere oggi che quelle attività siano state eseguite all’insaputa della difesa sarebbe smentito dalla ricostruzione dei fatti.

Tizzoni ha inoltre definito propaganda l’affermazione secondo cui sui pedali non sarebbe stato trovato il Dna di Chiara. Il legale ha richiamato due estrazioni positive, con 16 aplotipi, sostenendo che il risultato negativo del Ris del 20 settembre dipendesse da un apparecchio che non aveva prodotto alcun risultato.

Il rapporto con l’Arma

Un ulteriore motivo di preoccupazione per i Poggi riguarda l’operato dei carabinieri. La famiglia, ha riferito Tizzoni, sarebbe sconcertata per la condanna in primo grado di un militare accusato di falsa testimonianza e per l’indagine a carico del colonnello Gennaro Cassese. Il legale ha detto che sembra essere messo in discussione anche il lavoro del Ris, un corpo verso il quale la famiglia ha sempre dichiarato di avere rispetto.

La conseguenza, secondo Tizzoni, è un indebolimento della fiducia: se alcuni militari hanno commesso errori e anche gli accertamenti del Ris fossero stati sbagliati, la famiglia potrebbe chiedersi in futuro se analoghe responsabilità abbiano riguardato anche gli investigatori di oggi. Sul nuovo lavoro affidato agli stessi consulenti, infine, il legale ha espresso perplessità, osservando che chiedere alla dottoressa Cattaneo di valutare le conclusioni della stessa dottoressa Cattaneo non garantirebbe, a suo giudizio, un confronto realmente indipendente.