Due serie di analisi su un campione di dna, rimaste non disponibili per quasi vent’anni, potrebbero avere un ruolo nell’ipotetica richiesta di revisione del processo che ha portato alla condanna di Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto nell’agosto 2007 a Garlasco. La loro ricomparsa, tuttavia, è accompagnata da numerosi interrogativi sulle modalità con cui furono eseguiti e documentati gli accertamenti.
Le analisi sui pedali
I dubbi sono contenuti in una relazione redatta dai consulenti della difesa di Stasi e acquisita dalla Procura di Pavia nell’ambito della nuova inchiesta con Andrea Sempio tra gli indagati. Il documento ricostruisce quanto avvenuto il 19 settembre 2007, quando venne esaminato un campione prelevato dai pedali della bicicletta Umberto Dei riconducibile a Stasi.
La prima determinazione fu eseguita da un operatore identificato nella relazione con il nome di Marino, uno degli ufficiali dei Ris di Parma. L’esame restituì un profilo parziale, ritenuto compatibile con quello di Chiara Poggi. Nella stessa giornata, secondo la ricostruzione dei consulenti, un secondo operatore, la cui identità non è ancora nota, ripeté l’analisi sul medesimo campione ottenendo un risultato completamente concordante con il profilo della vittima.
La difesa chiede quindi di chiarire chi abbia materialmente svolto entrambe le analisi. La consegna dei dati grezzi, avvenuta nel quadro della seconda indagine, avrebbe inoltre consentito di individuare altri accertamenti eseguiti il giorno successivo, il 20 settembre, in assenza dei consulenti di parte. Per questi esami, sostengono i nuovi consulenti di Stasi, non risulterebbe disponibile alcun verbale.
Tracciabilità e risultati discordanti
A fornire elementi sulla sequenza degli esperimenti sarebbero le schermate del software utilizzato e la cronologia delle cartelle informatiche in cui sono conservati i file. Nella cartella esaminata risultano tre file: due riferiti al 20 settembre e uno relativo a un reagente contenente elementi noti, utilizzato come termine di paragone e datato 10 settembre.
Nei due test del 20 settembre, il campione prelevato dai pedali avrebbe dato esito negativo in entrambe le occasioni. Per i consulenti della difesa, la presenza di questi dati potrebbe sostenere una diversa lettura degli elementi a carico di Stasi e alimentare una possibile richiesta di revisione del procedimento.
La relazione, però, non risolve le questioni ancora aperte. Restano da accertare l’identità degli operatori, la corretta documentazione degli esami e il significato delle differenze tra i risultati ottenuti nei giorni successivi. Sono aspetti che, allo stato, non hanno ancora trovato una risposta definitiva e che dovranno essere valutati nell’ambito dell’inchiesta in corso.