Salute mentale

Una mostra a Pavia racconta il disagio psichico adolescenziale

Le opere di giovani pazienti del Mondino affrontano ansia, depressione e difficoltà emotive attraverso il caviardage.

Una mostra a Pavia racconta il disagio psichico adolescenziale

Le parole che non ho detto è la mostra inaugurata venerdì 9 ottobre nell’atrio del Palazzo Mezzabarba, sede del Comune di Pavia. L’esposizione raccoglie opere realizzate da ragazze e ragazzi tra i 13 e i 17 anni seguiti dal Centro diurno Riapri il mondo e dal reparto di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza della Fondazione Mondino Irccs.

L’iniziativa, a ingresso libero fino a sabato 17 ottobre negli orari di apertura degli uffici comunali, si inserisce nel programma della Settimana della salute mentale, in calendario dal 6 al 10 ottobre. Il progetto punta a richiamare l’attenzione della cittadinanza sul benessere psicologico di bambini e adolescenti e sulle difficoltà che possono emergere già nelle prime fasi della vita.

L’arte come strumento di espressione

Tra i giovani coinvolti ci sono adolescenti alle prese con ansia, depressione, ritiro sociale e difficoltà emotive e comportamentali. Le opere esposte nascono all’interno dei percorsi di riabilitazione proposti dalla struttura e utilizzano linguaggi diversi, affiancando alle attività tradizionali esperienze legate alla musica, alla danza e all’arte.

Alla presentazione è intervenuta Simona Orcesi, direttrice della Struttura complessa di Neuropsichiatria infantile dell’Irccs Mondino. Secondo la professoressa, i primi disturbi possono manifestarsi proprio durante le fasi iniziali della vita e iniziative come questa contribuiscono a sottolineare ai legislatori l’importanza di investire sull’età infantile per promuovere la salute mentale.

Presente anche lo psicologo e psicoterapeuta Luca Capone, coordinatore delle attività riabilitative. Nel lavoro con i ragazzi, ha spiegato, i percorsi tradizionali vengono integrati con proposte espressive capaci di coinvolgere più dimensioni della persona.

Il caviardage per dare forma alle emozioni

Una delle tecniche utilizzate è il caviardage, metodo che permette di creare un testo partendo da una pagina già esistente. Agli adolescenti è stato chiesto di comporre testi poetici o in prosa selezionando parole particolarmente evocative presenti su libri e giornali, fino a costruire nuovi significati.

L’attività ha offerto ai partecipanti uno spazio per confrontarsi con la propria interiorità e per esprimere contenuti difficili da comunicare a parole. Al progetto di riabilitazione hanno collaborato Laura Angioni, Martina Panza, Ludovica Solari, Maria Corvino e Giulia Calandra.