Memoria storica

A Pavia una pietra d’inciampo ricorda Lino Brocchetta

Bergen-Belsen: sedicenne morto nel marzo 1945 dopo l’arresto per le sue idee politiche.

A Pavia una pietra d’inciampo ricorda Lino Brocchetta

Lino Brocchetta aveva 16 anni quando morì nel campo di concentramento nazista di Bergen-Belsen, in Germania, nel marzo del 1945. La sua vicenda è stata ricordata con la posa di una pietra d’inciampo in vicolo Stilicone, a Pavia, nel luogo in cui abitava.

Il giovane era stato arrestato per le sue idee politiche e successivamente trasferito in Germania. La deportazione lo condusse fino a Bergen-Belsen, dove perse la vita a pochi mesi dalla fine della Seconda guerra mondiale. La sua storia rientra nel lavoro di ricostruzione condotto da Aned, l’Associazione Nazionale Ex Deportati, sulle vicende degli oltre 200 deportati pavesi.

Il ricordo nel luogo in cui viveva

La targa collocata in vicolo Stilicone riporta il nome di Brocchetta nel punto legato alla sua vita quotidiana. Le pietre d’inciampo sono piccole targhe d’ottone ideate dall’artista tedesco Gunter Demnig per commemorare le vittime del nazifascismo e mantenere visibile la memoria delle persone perseguitate e deportate.

Su ciascuna targa sono incisi il nome e il cognome della persona ricordata, la data di nascita, la data e il luogo della deportazione e, quando conosciuta, la data della morte. Nel caso di Brocchetta, la pietra richiama il trasferimento in Germania e la morte avvenuta a Bergen-Belsen nel marzo 1945.

Le pietre d’inciampo nel Pavese

Con quella dedicata al sedicenne, salgono a 60 le pietre d’inciampo posate in provincia di Pavia. Di queste, otto si trovano nel capoluogo. La loro presenza lungo le strade e davanti alle abitazioni consente di collegare le storie individuali dei deportati ai luoghi nei quali vivevano prima dell’arresto.

Il progetto affida alla memoria pubblica nomi, date e luoghi di persone colpite dalla persecuzione nazifascista. I passanti che si fermano davanti alle targhe sono invitati a riflettere su una delle pagine più buie della storia del Novecento, attraverso segni discreti inseriti negli spazi della vita quotidiana.