Il programma politico di Futuro Nazionale riapre il confronto sul reato di femminicidio e sulle norme contro i crimini d’odio. Tra le proposte contenute nella seconda parte del documento, pubblicata questa settimana, figura l’abrogazione della fattispecie, definita dal partito contraria alla giustizia, alla logica, alla Costituzione e al buon senso.
A contestare questa impostazione è Damiano Rizzi, psicologo e presidente di Soleterre, associazione impegnata nel diritto alla salute i cui team di supporto psicologico operano anche al policlinico San Matteo. Rizzi conosce direttamente il trauma legato a un femminicidio: nel 2013 sua sorella Tiziana Rizzi fu uccisa a Landriano dal marito Marco Malabarba, che la colpì con 111 coltellate.
La critica al programma politico
Secondo lo psicologo, l’ipotesi di cancellare il reato rappresenterebbe un colpo per le famiglie delle vittime e contribuirebbe a legittimare il contesto culturale nel quale, a suo giudizio, cresce la violenza contro le donne. La posizione è stata espressa nel quadro del dibattito sul progetto politico di un partito descritto nel testo come collocato tra area conservatrice e orientamento reazionario.
Nel documento, Futuro Nazionale sostiene che la norma costituirebbe anche un’offesa all’intelligenza dei giuristi. La proposta arriva mentre, tra il 15 e il 19 agosto, altre sei donne sono state uccise dai rispettivi partner, un dato richiamato nell’intervento per sottolineare la gravità del fenomeno.
Le altre proposte sui diritti
Il programma contiene anche altri punti controversi nell’area dei diritti. Tra questi viene indicata l’abrogazione della legge Mancino, presentata come un bavaglio, e il divieto di contenuti definiti dal partito genderisti o omosessualisti. Il testo, tuttavia, non chiarisce quali materiali rientrerebbero in queste categorie.
La vicenda personale di Rizzi si intreccia così con una discussione politica più ampia sul contrasto alla violenza di genere, sulla tutela delle vittime e sugli strumenti legislativi destinati a riconoscere e punire gli omicidi commessi in un contesto di sopraffazione. L’intervista completa allo psicologo è stata annunciata sulla Provincia Pavese, con informazioni disponibili anche sull’edizione online del quotidiano.