Nascite in calo

Nappi: più risorse per la procreazione assistita

Una docente richiama i controlli e indica tra 350 e 500 procedure annue nel centro pavese.

Nappi: più risorse per la procreazione assistita

Rossella Nappi, professoressa ordinaria dell’Università di Pavia e direttrice della Ginecologia 2 del San Matteo, chiede un rafforzamento delle risorse destinate alla procreazione medicalmente assistita. Secondo la docente, l’aumento della domanda e il calo delle nascite rendono necessario un intervento più strutturale da parte del ministero.

La riflessione arriva dopo quanto accaduto al San Raffaele, episodio che, secondo Nappi, deve riaprire il tema dei controlli nel settore. La professoressa sottolinea però anche la necessità di garantire finanziamenti adeguati ai centri e condizioni di lavoro più serene per medici e biologi impegnati nelle procedure di procreazione assistita.

La richiesta di maggiori investimenti

La procreazione assistita, osserva Nappi, non può essere considerata un ambito ordinario della sanità. La richiesta di maggiori risorse nasce dalla crescita delle persone che si rivolgono ai centri specializzati e dal contesto demografico italiano, caratterizzato da un numero sempre più ridotto di figli. Per questo, la docente ritiene che il contrasto alla denatalità debba comprendere anche gli investimenti nei casi in cui la medicina può offrire un aiuto.

Il centro pavese diretto da Nappi si occupa, tra le altre attività, di procreazione e riproduzione medicalmente assistita. A Pavia vengono eseguiti ogni anno tra 350 e 500 cicli, considerando l’insieme delle procedure disponibili. Il dato viene indicato come una misura della domanda a cui le strutture devono fare fronte.

Controlli e organizzazione dei centri

Nel suo intervento, Nappi collega dunque due aspetti: da una parte la verifica dei protocolli e dei controlli, dall’altra la disponibilità di fondi per sostenere l’attività dei professionisti. L’obiettivo, secondo la docente, è evitare che il tema della denatalità resti limitato alle dichiarazioni pubbliche senza un adeguato sostegno alle strutture che operano nel campo della fertilità.

La posizione espressa riguarda in particolare il ruolo dei centri pubblici e degli specialisti che seguono i percorsi di riproduzione medicalmente assistita. Il tema investe sia la sicurezza delle procedure sia la capacità del sistema sanitario di rispondere a una domanda in crescita, mantenendo adeguate condizioni organizzative e professionali.