Furio Sollazzi ha attraversato oltre mezzo secolo di musica, prima come batterista e poi anche come collezionista e catalogatore. Nato nel 1950 e laureato in architettura, ha sempre mantenuto lo spartito al centro della propria vita, partecipando all’esperienza di numerose formazioni e seguendo l’evoluzione della scena musicale pavese e italiana.
La sua raccolta conta oggi 28.500 pezzi tra vinili, cd, 78 e 45 giri, con materiali che vanno dagli anni Sessanta fino ai giorni nostri. Alle registrazioni si aggiungono libri, riviste, cartoline, figurine e altri oggetti, conservati in tre stanze riempite fino al soffitto. Molte rarità sono state recuperate attraverso la Rete e i mercatini.
Un patrimonio da condividere
Sollazzi immagina per il proprio archivio una destinazione pubblica. L’auspicio è che possa essere affidato a un ente in grado di gestirlo e di renderlo accessibile, soprattutto alle nuove generazioni. L’obiettivo non sarebbe soltanto conservare il materiale, ma anche attribuirgli una funzione didattica, per aiutare i giovani musicisti a conoscere compositori, generi e vicende che hanno preceduto il loro percorso.
Il musicista ha seguito lo scorso anno, durante il festival del Carmine, il percorso di alcune band giovanili. L’esperienza gli ha mostrato una preparazione strumentale spesso solida, accompagnata però da una conoscenza meno approfondita della storia della musica. Da qui l’idea di valorizzare la raccolta come strumento di consultazione e di divulgazione.
Dai Beatles alle band degli anni Sessanta
Tra le esperienze più longeve ci sono i Back to the Beatles, formazione che il prossimo anno raggiungerà i quarant’anni di attività e nella quale è appena entrato un chitarrista di 17 anni. Il gruppo riunisce componenti di età compresa tra 17 e 76 anni, ha inciso tre cd, uno dei quali negli studi di Abbey Road, e nel 2020 si è sciolto a causa della pandemia per poi ricostituirsi poco dopo.
La band mantiene un approccio rigoroso agli accordi e agli arrangiamenti originali, pur concedendosi negli ultimi anni alcune variazioni rispetto alla ricostruzione filologica. Nel 2005 fu tra le venti formazioni italiane accolte nella celebre sala londinese. Sollazzi ricorda l’emozione provata entrando nello studio, dopo aver afferrato la maniglia della porta, pensando al gesto compiuto tante volte dai Beatles.
I Back to the Beatles hanno inoltre riproposto il concerto sul tetto reso celebre dai Fab Four. In quell’occasione salirono sul tetto del
La collezione comprende anche quattro batterie: una Ludwig del 1964, simile a quella di Ringo Starr, una Rogers del 1961, una Gretsch degli anni Ottanta e una Yamaha degli anni Novanta. Sollazzi possiede inoltre quattro chitarre, tra cui una appartenuta al padre, il pittore Lucio Sollazzi.
Con i Sixties, nati nei primi anni Duemila, il musicista propone un repertorio dedicato al beat e alle sue derivazioni. Il gruppo mette in evidenza il largo ricorso alle cover straniere nella musica italiana di successo, citando brani come Scende la pioggia di Gianni Morandi, collegato a Eleonore dei Turtles, e Come ti vorrei di Iva Zanicchi, derivato da Cry to Me, interpretato da Solomon Burke nel 1962.
Prima delle formazioni attuali, Sollazzi aveva suonato con i Basilischi, esibendosi per la prima volta a San Silvestro del 1965, e con i Numi. Nel 1972 partecipò anche a un tour con Lucio Dalla: quell’estate percorse circa 800 chilometri lungo la penisola, ma scelse poi di tornare a Pavia, dove ha continuato a suonare senza interrompere il legame con la musica.