Dall’anno scolastico 2027/28, nella formazione delle classi bisognerà tenere conto del limite del 30% di studenti con cittadinanza non italiana. La misura è contenuta nel decreto scuola, diventato operativo dopo giorni di discussioni e polemiche. Il ministro Giuseppe Valditara ha precisato che la soglia riguarda gli alunni che non conoscono adeguatamente la lingua italiana.
Il quadro nelle scuole del territorio
Il tema interessa anche la provincia di Pavia, dove nelle scuole statali oltre il 21% degli alunni aveva cittadinanza straniera nell’anno scolastico 2023/24. Il dato, però, deve essere letto con attenzione: non tutti gli studenti con cittadinanza non italiana sono arrivati dall’estero. Una parte è infatti nata in Italia da genitori stranieri.
La distinzione è centrale nel dibattito, perché il criterio previsto dal decreto non coincide automaticamente con la storia personale o con il livello di integrazione degli studenti. La questione riguarda soprattutto la conoscenza della lingua e le condizioni che consentono ai ragazzi di seguire con continuità le lezioni, partecipare alla vita della classe e affrontare il percorso scolastico.
La posizione della Cisl
Per la Cisl, il problema non può essere affrontato soltanto in termini numerici. Secondo il sindacato, la composizione delle classi deve essere accompagnata da un metodo e da strumenti adeguati per sostenere l’inserimento degli alunni con difficoltà linguistiche. Il limite percentuale, da solo, non risolverebbe quindi le criticità legate all’accoglienza e all’apprendimento.
Come osservato da Maga, gli studenti stranieri inseriti tardi nel sistema scolastico e con una conoscenza insufficiente dell’italiano vengono spesso indirizzati verso gli istituti professionali. Un percorso formativo più solido, secondo questa valutazione, potrebbe offrire loro opportunità diverse e consentire una scelta scolastica meno condizionata dalle difficoltà iniziali.
Il provvedimento stabilisce dunque un nuovo riferimento per la formazione delle classi a partire dal 2027/28, mentre resta aperta la discussione sulle modalità concrete di applicazione. Nel territorio pavese, dove la presenza di alunni con cittadinanza straniera supera un quinto del totale, il confronto riguarda sia l’organizzazione scolastica sia le misure necessarie per favorire un inserimento efficace.