Continuano le polemiche sull’azienda agrofaunistica venatoria Dei Duca, autorizzata dalla Regione Lombardia sui terreni compresi tra le frazioni Sforzesca e Belcreda e il fiume Ticino, nel territorio di Vigevano. La vicenda ha riunito posizioni che normalmente appartengono a mondi distinti: ambientalisti e cacciatori contrari alla nuova struttura contestano infatti il provvedimento regionale e chiedono maggiore attenzione da parte delle istituzioni locali.
Le contestazioni sull’autorizzazione
A intervenire è Massimo Gallina, portavoce dell’associazione Sostenibilità equità solidarietà e presidente uscente della consulta ambientale del Comune di Vigevano. Gallina critica quella che definisce un’approvazione lampo da parte della Regione e lamenta, allo stesso tempo, il silenzio degli enti locali. Secondo il rappresentante ambientalista, il provvedimento rischia di limitare la fruizione di un’area considerata di pregio e frequentata abitualmente dai residenti.
I terreni interessati si trovano nelle campagne della Sforzesca e della Belcreda, in prossimità del Ticino. Si tratta di una zona che, oltre al valore agricolo e paesaggistico sottolineato dai contrari, viene spesso percorsa dai vigevanesi. Gallina sostiene che l’autorizzazione possa lasciare la popolazione «chiusa fuori dalla bellezza delle nostre campagne», evidenziando il timore che la nuova destinazione venatoria incida sull’accessibilità e sull’utilizzo dell’area.
La richiesta e il via libera regionale
La richiesta di costituzione dell’azienda agrofaunistica venatoria è stata protocollata il 19 marzo. Nel resoconto della vicenda, il via libera della Regione era atteso per la fine di gennaio, ma sarebbe arrivato in tempi considerati molto rapidi rispetto alle attese. È proprio la procedura autorizzativa, oltre al merito della decisione, a essere al centro delle critiche espresse dagli oppositori.
La contestazione si collega anche alle firme raccolte durante la campagna elettorale dalla Lista Righi e da altri cacciatori contrari all’autorizzazione. Il fronte di opposizione comprende quindi sensibilità diverse, unite dalla richiesta di rivedere o chiarire gli effetti del provvedimento sull’area rurale. Nel testo non vengono riportate ulteriori decisioni degli enti locali né eventuali iniziative successive alla concessione del nulla osta regionale.