Coldiretti Pavia chiede alla Commissione europea di sospendere le agevolazioni commerciali per il riso importato da Myanmar e Cambogia. L’organizzazione contesta le condizioni di lavoro nei Paesi esportatori, comprese quelle legate al lavoro minorile, l’eventuale impiego di sostanze vietate nell’Unione europea e gli effetti della concorrenza sui produttori italiani.
La richiesta è contenuta in una lettera aperta indirizzata a Bruxelles e sottoscritta, oltre che da Coldiretti, da Filiera Italia, Effat, Farm Europe, Eat Europe e dall’organizzazione agricola spagnola Asaja. L’iniziativa è stata promossa in occasione del 25esimo anniversario di Everything But Arms, il programma europeo che garantisce ai Paesi meno sviluppati un accesso preferenziale al mercato comunitario.
Le contestazioni sulle importazioni
Secondo le organizzazioni firmatarie, in Myanmar e Cambogia sono state documentate gravi violazioni dei diritti umani, nonostante i due Paesi continuino a beneficiare di condizioni favorevoli per l’ingresso dei loro prodotti nell’Unione europea. Coldiretti Pavia segnala inoltre una carenza di trasparenza sull’origine del riso destinato ai consumatori.
I dati elaborati da Coldiretti sulla base delle rilevazioni Istat indicano un aumento degli arrivi in Italia. Nei primi sette mesi del 2026, rispetto allo stesso periodo del 2025, le importazioni di riso dalla Cambogia sarebbero cresciute del 16%, mentre quelle dal Myanmar avrebbero registrato un incremento del 15%.
Silvia Garavaglia, presidente di Coldiretti Pavia, sostiene che gli accordi commerciali internazionali debbano favorire lo sviluppo e contrastare la povertà, senza diventare strumenti capaci di premiare lo sfruttamento del lavoro. La posizione dell’organizzazione è che le imprese agricole europee, sottoposte a regole sociali, sanitarie e ambientali sempre più rigorose, non debbano subire una competizione definita sleale.
La richiesta di verifiche a Bruxelles
Nella lettera, le associazioni sollecitano la Commissione europea ad applicare gli strumenti previsti dalle norme contro lo sfruttamento. Tra questi viene indicato il Regolamento Ue 2026/1395, la cui applicazione è prevista dal 1° gennaio 2027 e che consente di sospendere temporaneamente le preferenze tariffarie nei confronti di Paesi responsabili di violazioni gravi e sistematiche delle convenzioni internazionali.
La disciplina comprende anche i casi di ricorso al lavoro minorile o forzato. Le organizzazioni chiedono quindi l’avvio tempestivo delle verifiche e l’attivazione delle procedure di sospensione quando ne ricorrano i presupposti. Un’analoga richiesta riguarda il Regolamento europeo sul lavoro forzato, per il quale viene ritenuta necessaria la definizione di un sistema di applicazione efficace.
Per Coldiretti, il principio della reciprocità delle regole deve diventare una condizione essenziale degli scambi. L’organizzazione considera contraddittorio imporre agli agricoltori italiani ed europei obblighi stringenti e, nello stesso tempo, garantire vantaggi commerciali a prodotti provenienti da Paesi con standard differenti sul lavoro e sulla tutela dei diritti.
La posizione espressa a Pavia si inserisce nella più ampia campagna di Coldiretti contro lo sfruttamento del lavoro e a sostegno delle norme sul caporalato e della condizionalità sociale della Politica agricola comune. Secondo le associazioni firmatarie, la stessa attenzione deve essere applicata anche alle importazioni, per evitare che le misure adottate all’interno dell’Unione siano vanificate da merci realizzate in contesti privi di adeguate garanzie.