Le attività guidate da persone nate all’estero aumentano in provincia di Pavia, ma il divario economico rispetto ai contribuenti italiani resta marcato. È quanto emerge dal Rapporto 2026 sull’economia dell’immigrazione della Fondazione Leone Moressa, che analizza la presenza straniera, l’imprenditoria e i redditi sul territorio.
La crescita dell’imprenditoria
In Lombardia gli stranieri residenti sono 1.221.520, secondo i dati aggiornati al primo gennaio 2025. La maggiore incidenza si registra nelle province di Milano, con il 15,1 per cento, Mantova, al 13,9 per cento, e Lodi, al 12,9 per cento. Pavia si colloca al quarto posto, con una quota del 12,6 per cento della popolazione residente.
Nel Pavese vivono oltre 68mila cittadini stranieri. Gli imprenditori immigrati sono 7.127, pari al 4 per cento del totale lombardo e al 12,7 per cento degli imprenditori presenti nella provincia. Il confronto dell’ultimo decennio evidenzia una tendenza opposta rispetto alle imprese guidate da italiani: tra il 2015 e il 2025 quelle gestite da persone nate all’estero sono cresciute del 32,3 per cento, mentre le altre hanno registrato una diminuzione del 12,5 per cento.
Il divario nei redditi
La crescita delle attività economiche non si traduce però in un allineamento dei livelli reddituali. In provincia di Pavia i contribuenti nati all’estero sono 57.963, il 14,1 per cento del totale. Il loro reddito medio annuo è di 18.090 euro, con un’IRPEF media di 3.050 euro. Per i contribuenti pavesi il reddito medio dichiarato raggiunge invece 28.670 euro.
Il rapporto sottolinea inoltre che, a livello nazionale, l’occupazione straniera rimane fortemente concentrata in professioni non qualificate e in settori caratterizzati da un elevato impiego di manodopera, tra cui agricoltura ed edilizia. La situazione risulta particolarmente critica per le donne, per le quali permane un marcato divario nelle opportunità e nella collocazione lavorativa.