Ha appena compiuto cento anni, ma il futuro dell’idroscalo di Pavia resta ancora incerto. L’edificio affacciato sul Ticino, da circa cinquant’anni inutilizzato e in stato di abbandono, continua a presentarsi come una struttura vuota e diroccata, nonostante i diversi tentativi di immaginare una nuova funzione per uno dei luoghi legati alla storia della città.
Il nodo della proprietà e dei costi
Il complesso si estende su circa 1.400 metri quadrati. L’Agenzia delle Entrate ne aveva stimato il valore in poco più di mezzo milione di euro, una cifra alla quale dovrebbe essere aggiunto l’investimento necessario per il recupero dell’immobile e la sua messa in sicurezza. È proprio il peso economico dell’operazione a rappresentare uno dei principali ostacoli alla trasformazione dell’area.
Nei primi anni dell’amministrazione guidata dal sindaco Lissia, il Comune aveva avviato alcune interlocuzioni con l’obiettivo di acquistare l’idroscalo e restituirlo alla città dopo un intervento di riqualificazione. Il bene, tuttavia, è ancora di proprietà privata e non è stato raggiunto un esito concreto sul possibile trasferimento o sull’avvio dei lavori.
Le ipotesi per una nuova funzione
La proposta elaborata dall’amministrazione comunale prevedeva la realizzazione di un auditorium destinato a eventi, incontri e concerti. Un progetto di questo tipo richiederebbe però risorse rilevanti e il coinvolgimento di altri enti, sia per l’acquisto sia per il successivo piano di recupero. Senza una copertura finanziaria adeguata, l’ipotesi resta al momento sulla carta.
Nel corso delle celebrazioni per il centenario dell’inaugurazione, lo storico locale Pier Vittorio Chierico aveva avanzato una proposta alternativa: trasformare l’idroscalo in un museo dedicato alla gente del fiume. L’idea si aggiunge alle ipotesi discusse negli anni, ma non ha ancora prodotto un progetto operativo né un percorso definito per il recupero.
Il vecchio idroscalo rimane quindi in attesa di una decisione e di un soggetto disposto a sostenere un intervento ambizioso. Il tema non riguarda soltanto la destinazione d’uso dei circa 1.400 metri quadrati, ma anche la possibilità di recuperare un luogo con un secolo di storia e reinserirlo nella vita pubblica di Pavia. Per ora, però, l’edificio resta abbandonato e il suo futuro continua a dipendere dalla disponibilità di investimenti e dalla collaborazione tra i soggetti interessati.