PAVIA. Sotto il ponte Coperto, l’acqua del Ticino ribolle e piccoli mulinelli si formano in una danza continua. Tuttavia, ciò che appare vivo è in realtà in grave difficoltà, con un fondo sabbioso a meno di 30 centimetri dalla superficie, segno evidente di una crisi idrica senza precedenti. Da quasi due mesi, infatti, non si registra alcuna pioggia significativa.
Massimo Spelta, veterano della Battellieri Colombo e con oltre 60 anni di esperienza sul fiume, sottolinea la gravità della situazione: «Qui siamo proprio al centro, ci saranno sì e no 30/40 centimetri. Mai visto niente di simile». La sua testimonianza è quella di innumerevoli residenti, preoccupati per le conseguenze di una temperatura dell’acqua che risulta quasi calda e un clima torrido che colpisce la pianura padana.
In un contesto in cui le temperature si avvicinano ai 38 gradi, il fiume ha un aspetto ingannevole: il suo colore verde bottiglia, che scintilla sotto il sole, non deve trarre in inganno. A parte alcuni punti, il volume d’acqua è drasticamente ridotto. «Non possiamo andare molto in giro, sennò ci areniamo», avverte Spelta, evidenziando l’importanza di navigare con cautela per evitare di rimanere bloccati.
Siamo di fronte a un punto di non ritorno, con una situazione che richiede attenzione e interventi urgenti. Il fiume Ticino, una delle arterie idriche principali della regione, è ora messo a dura prova dai cambiamenti climatici e dall’assenza di precipitazioni. Se la siccità dovesse continuare, le conseguenze non saranno solo ambientali, ma anche economiche e sociali per chi vive e lavora lungo le sue sponde.