Nuovi elementi analitici riportati dalla difesa di Alberto Stasi riaprono il confronto sulla condanna per l’omicidio di Chiara Poggi, uccisa a Garlasco. Secondo i documenti esaminati dai legali, il sangue individuato sui pedali della bicicletta di Stasi non sarebbe riconducibile alla giovane. Sulla base di questa ricostruzione, la difesa annuncia l’intenzione di chiedere la revisione del processo.
Al centro della vicenda ci sono due analisi che, secondo quanto riferito, non sarebbero state inserite nel fascicolo del 2007. Gli esami risalirebbero al giorno successivo al test del Dna che aveva indicato come appartenente a Chiara Poggi il sangue trovato sui pedali della bicicletta. Quel primo risultato ebbe un peso nell’inchiesta e portò alla custodia cautelare di Stasi per quattro giorni, prima della sua scarcerazione.
Il nuovo esame
La tesi della difesa è stata sottoposta alla Procura di Pavia, che ha affidato la valutazione ai propri consulenti e ha poi deciso di recepirne gli esiti nella ricostruzione investigativa. Nella nota con cui è stata comunicata la chiusura dell’indagine nei confronti di Andrea Sempio, coinvolto nel procedimento relativo al delitto di Garlasco, viene indicato che, se i due esami negativi fossero stati allegati agli atti, Stasi sarebbe stato scagionato.
Si tratta di una valutazione inserita nel documento della Procura e non dell’esito di una nuova sentenza. La condanna di Stasi, infatti, è diventata definitiva e la revisione rappresenta un procedimento distinto, che dovrà essere esaminato dall’autorità giudiziaria competente sulla base degli elementi ritenuti nuovi.
La possibile revisione
La Procura di Pavia ha precisato nella stessa nota di chiusura dell’indagine che, finora, non è stata presentata da parte sua alcuna richiesta di revisione del processo. L’iniziativa è invece annunciata dai difensori di Stasi, che hanno espresso piena soddisfazione per il risultato delle verifiche.
Intanto, la procuratrice generale di Milano Francesca Nanni ha iniziato a esaminare la documentazione dopo un incontro con il procuratore di Pavia Fabio Napoleone. Saranno quindi gli ulteriori passaggi degli uffici giudiziari a stabilire se gli elementi relativi alle analisi mancanti possano sostenere formalmente la richiesta di riapertura del procedimento.