Iter giudiziario

Caso Garlasco, il processo a Sempio può slittare di 18 mesi

La revisione della condanna di Stasi potrebbe condizionare l’udienza preliminare e le prossime decisioni della Procura

Caso Garlasco, il processo a Sempio può slittare di 18 mesi

I diversi filoni investigativi collegati all’inchiesta principale sul delitto di Garlasco potrebbero allungare i tempi per arrivare a una definizione giudiziaria del caso. Un eventuale processo a carico di Andrea Sempio, indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, potrebbe infatti essere celebrato non prima di un anno o un anno e mezzo.

La previsione è legata soprattutto alla revisione della condanna di Alberto Stasi e alla possibilità che il giudice dell’udienza preliminare decida di sospendere il procedimento in attesa dell’esito di quel percorso. I due procedimenti procedono su piani distinti, ma potrebbero intrecciarsi nel tempo, considerato che riguardano lo stesso delitto.

La chiusura delle indagini

Dopo la seconda chiusura delle indagini, avvenuta il 28 settembre, alla difesa di Sempio restano da depositare le contro-consulenze annunciate dai legali. Gli atti potrebbero essere presentati già domani. In seguito, la Procura potrà chiedere il rinvio a giudizio, mentre spetterà al giudice dell’udienza preliminare stabilire se il procedimento dovrà approdare al dibattimento.

La difesa di Sempio sta valutando anche la possibilità di chiedere la trasmissione degli atti alla Corte costituzionale. Secondo i legali, non potrebbero coesistere, per lo stesso fatto, una condanna definitiva già pronunciata e un altro imputato in attesa di giudizio, mentre è ancora possibile una revisione della sentenza a carico di Stasi. La questione potrebbe quindi incidere sulla tempistica delle prossime decisioni.

La revisione della condanna

Un precedente recente è rappresentato dall’iter seguito per la strage di Erba: l’istanza presentata dalla Procura generale nell’aprile 2023 fu ammessa soltanto nel gennaio 2024, mentre il procedimento si concluse con un esito negativo nel luglio dello stesso anno. La Cassazione chiuse poi definitivamente quel caso nel gennaio 2025.

Anche per Garlasco i tempi potrebbero essere lunghi. Sono attese sia l’istanza della difesa di Stasi sia la decisione della Procura generale. La difesa dell’ex condannato sta ancora raccogliendo elementi dal fascicolo collaterale aperto dalla Procura di Pavia sull’operato degli ex Ris. Secondo i legali, quel materiale potrebbe mettere in discussione il quadro probatorio alla base della condanna.

La procuratrice generale Francesca Nanni sta esaminando la documentazione trasmessa dal procuratore Fabio Napoleone. Nanni ha già chiarito più volte che per una decisione non saranno sufficienti tempi brevi. Questo possibile allungamento dell’iter potrebbe condizionare anche l’avvio del procedimento nei confronti di Sempio.

Le consulenze della difesa

Nel frattempo, gli avvocati di Sempio si preparano a depositare cinque consulenze tra domani e venerdì, con l’obiettivo di contestare le accuse formulate dai pubblici ministeri pavesi. Una delle perizie riguarderà le impronte lasciate sul pavimento, comprese le orme con suola a pallini ritenute riconducibili all’assassino.

Per la difesa, quelle tracce potrebbero rappresentare un elemento a discarico: il piede di Sempio sarebbe infatti più grande della sagoma delle impronte e non avrebbe potuto calzare quelle scarpe. L’avvocato Liborio Cataliotti ha riferito che il pool difensivo considera decisivo il confronto tra le 25 impronte rilevate e le dimensioni del piede dell’indagato.

La difesa ha inoltre sottoposto a un’analisi tridimensionale l’impronta numero 6, indicata come la traccia chiave della scarpa con suola a pallini. Altre verifiche riguardano la traccia numero 33, cioè l’impronta di una mano sul muro delle scale della cantina che i pm attribuiscono a Sempio. Secondo i consulenti, gli esiti degli accertamenti tecnici e sperimentali sarebbero opposti a quelli sostenuti dall’accusa. A conclusioni analoghe, sulla non attribuibilità della traccia 33, erano arrivati anche gli investigatori del Ris all’epoca dei primi accertamenti, mentre sulla loro attività la Procura ha aperto una nuova indagine.