Giampietro Lago, ex comandante del Ris, difende le scelte compiute durante gli accertamenti sul caso di Garlasco. In un’intervista trasmessa venerdì sera da Quarto Grado su Retequattro, l’ex generale ha sostenuto che, se fosse ancora alla guida del reparto, non avrebbe comunicato gli esiti negativi delle analisi. Lago ha anche ribadito la fiducia nei carabinieri con cui ha lavorato per molti anni.
La consegna dei dati alla difesa
Quando era al comando del Ris, la difesa di Alberto Stasi gli aveva chiesto di ottenere i dati grezzi relativi agli esami. Lago ha spiegato che non li consegnò e, sollecitato sull’opportunità di rifare oggi quella scelta, ha risposto in modo netto: avrebbe agito nuovamente nello stesso modo.
L’ex comandante ha affermato di avere applicato le norme in modo rigoroso, con linearità e trasparenza, assumendosi la responsabilità della decisione. Secondo la sua ricostruzione, chi avesse ritenuto quegli atti non conformi alle regole avrebbe potuto contestarli o impugnarli. Lago ha aggiunto di non essere a conoscenza di iniziative intraprese in tal senso.
Gli esiti delle analisi
Nel corso dell’intervista, Lago ha inoltre definito normale il ricorso a diversi tentativi analitici nei laboratori di genetica forense. A suo avviso, le procedure possono essere calibrate per ottenere il risultato migliore e questa pratica non sarebbe sorprendente né eccezionale.
L’ex generale ha infine distinto tra gli errori, che possono verificarsi e di cui ci si può rendere conto assumendosene le conseguenze, e la malafede. Ha difeso i carabinieri del Ris, descrivendoli come persone leali, corrette, competenti e intellettualmente oneste. Lago ha ricordato di avere comandato il reparto per 15 anni e di conoscere direttamente gli uomini coinvolti nelle attività.