Allerta industriale

Data center, la Uil lancia l’allarme per l’energia in Lombardia

Le pratiche presentate prospettano pressioni su infrastrutture, territorio e occupazione

Data center, la Uil lancia l’allarme per l’energia in Lombardia

La Uil Lombardia lancia l’allarme sull’aumento delle richieste di connessione alla rete elettrica legate ai data center e sui possibili effetti per il sistema produttivo. Il tema è stato sollevato anche con riferimento alla provincia di Pavia, in un contesto regionale segnato dalla forte dipendenza dell’industria dall’energia proveniente da altre aree.

Secondo Vittorio Sarti e il segretario generale Antonio Albrizio, lo sviluppo dei nuovi insediamenti non dovrebbe procedere senza una pianificazione pubblica delle infrastrutture, dell’uso del territorio e delle ricadute occupazionali. Il sindacato chiede quindi un tavolo permanente sulle transizioni energetiche e digitali, con il coinvolgimento di Terna, dei gestori delle reti, degli enti locali e delle parti sociali.

I numeri della dipendenza energetica

I dati citati provengono dall’ultimo Rapporto Uil Lombardia sulle politiche industriali. I consumi dell’industria hanno raggiunto 32.837,5 GWh, pari al 51,9% dei consumi elettrici finali regionali, che ammontano complessivamente a 63.279,9 GWh. A fronte di una produzione netta lombarda di 53.014,9 GWh, il fabbisogno regionale viene coperto anche grazie a un saldo positivo di 16.770,4 GWh ricevuti da altre regioni e dall’estero.

In questo quadro, la Uil segnala 296 richieste di connessione alla rete elettrica per insediamenti di data center, per una potenza complessiva di 47.263,39 megawatt. Il sindacato precisa che si tratta di pratiche amministrative e non di impianti già operativi. Sono però già state accettate 214 Soluzioni tecniche minime generali, per oltre 32.500 megawatt, un dato che secondo l’organizzazione evidenzia una pressione potenziale rilevante sulle infrastrutture energetiche regionali.

Il confronto richiesto dal sindacato

La Uil chiede che le risorse pubbliche siano legate alla sostenibilità effettiva dei progetti, valutando caso per caso la compatibilità con i fabbisogni del manifatturiero, gli investimenti previsti e le ricadute sul lavoro qualificato. Il tavolo dovrebbe inoltre verificare occupazione diretta e indiretta, competenze richieste, benefici territoriali e necessità di formazione professionale.

La discussione non riguarda soltanto i consumi elettrici. Tra gli aspetti indicati figurano anche il consumo di acqua, l’uso del suolo, il rumore e le emissioni dei generatori diesel, destinati alle emergenze ma utilizzati anche per test e manovre ordinarie. Durante queste attività, viene sottolineato, possono essere rilasciati ossidi di azoto, particolato fine e carbonio nero. Restano inoltre da valutare il possibile riscaldamento delle aree circostanti e le conseguenze ambientali degli insediamenti.