Analisi genetiche

Caso Garlasco, la difesa Stasi ipotizza uno scambio di campioni

La legale richiama esiti negativi sui pedali e anomalie relative a un cucchiaino, chiedendo verifiche della Procura.

Caso Garlasco, la difesa Stasi ipotizza uno scambio di campioni

Giada Bocellari, avvocata difensore di Alberto Stasi, torna sulle analisi genetiche legate al delitto di Garlasco e sostiene che i consulenti della difesa siano arrivati alla conclusione di un possibile scambio di campioni. Si tratta, precisa la legale, di una valutazione formulata dai consulenti di parte e non di un fatto accertato. Al centro del confronto ci sono anche due controanalisi negative relative al campione prelevato dai pedali della bicicletta.

Secondo Bocellari, quei risultati non sarebbero stati disponibili per le parti durante le indagini e i processi. La difesa chiede quindi che venga chiarito perché gli esiti non siano confluiti negli atti allora accessibili e invita la Procura ad accertare cosa sia accaduto nella gestione dei materiali e della documentazione di laboratorio. L’avvocata distingue tra il dato documentale, rappresentato dalla presenza dei risultati nei dati disponibili, e le interpretazioni sul loro significato.

Le contestazioni sul reperto

La ricostruzione prospettata dalla difesa non riguarda soltanto il campione dei pedali. Bocellari richiama anche il reperto 29, un cucchiaino sul quale, secondo la sua ricostruzione, sarebbero emerse ulteriori anomalie. Una prima analisi avrebbe rilevato una quantità di Dna pari a 2,78 nanogrammi al microlitro senza però restituire un profilo genetico. La legale considera questa circostanza problematica, sostenendo che, in presenza di quella quantità, il profilo avrebbe dovuto essere ottenuto.

Anche una seconda analisi, riferisce la difesa, avrebbe presentato difficoltà di lettura. L’operatore sarebbe intervenuto manualmente nell’assegnazione dei risultati, una procedura che Bocellari precisa essere consentita. Nella relazione finale, il profilo sarebbe stato quindi attribuito alla vittima. La difesa collega questi passaggi alla successione delle operazioni di laboratorio, ricostruita attraverso i verbali dell’epoca e i dati grezzi, cioè i risultati originari prodotti dagli strumenti prima della loro interpretazione.

Il peso nei procedimenti

Per la difesa, la questione non riguarda soltanto la correttezza delle analisi, ma anche il possibile peso che quei risultati avrebbero potuto avere durante le indagini e i processi. Bocellari contesta che le controanalisi negative non siano state messe a disposizione delle parti e sostiene che la loro conoscenza avrebbe potuto modificare il percorso degli accertamenti.

Nel suo ragionamento, l’avvocata richiama due elementi che, a suo giudizio, contribuirono a orientare l’inchiesta verso Stasi: la consulenza che attribuiva alla vittima il Dna trovato sui pedali della bicicletta, indicandone la natura ematica, e la relazione informatica del Ris che metteva in discussione il lavoro svolto alla tesi e, di conseguenza, il suo alibi. Bocellari distingue tra l’assenza di un alibi e l’accusa di aver mentito su di esso, sostenendo che fu soprattutto questa seconda rappresentazione a influenzare le valutazioni iniziali degli investigatori.

La legale non ha indicato tempi né annunciato il deposito di una richiesta di revisione della condanna. Prima di valutare eventuali iniziative, ha spiegato, sarà necessario esaminare la consulenza e tutti gli atti disponibili, comprese le dichiarazioni testimoniali raccolte. La tesi dello scambio di campioni resta dunque, allo stato, una conclusione dei consulenti della difesa in attesa di ulteriori verifiche.