Inchiesta agricola

Riso bio irregolare, sequestrati oltre 10 milioni a Pavia

Diciassette soggetti sotto esame per 14 imprese: contestati anche contributi pubblici e fitofarmaci vietati.

Riso bio irregolare, sequestrati oltre 10 milioni a Pavia

Sequestro preventivo per oltre 10 milioni di euro nell’inchiesta della Procura di Pavia su una presunta frode nella produzione e nella vendita di riso biologico. Il provvedimento è stato eseguito questa mattina, 17 settembre, dalla Guardia di finanza e dagli ispettori dell’Icqrf, l’organismo del ministero dell’Agricoltura incaricato dei controlli e del contrasto alle frodi agroalimentari.

L’indagine coinvolge 14 aziende agricole della Lomellina e 17 persone, tra cui il sindaco di Sartirana, Paolo Pietro Gianni Ghiselli, indicato come amministratore di una delle imprese. Il provvedimento, disposto dal giudice per le indagini preliminari e finalizzato alla confisca, riguarda i presunti profitti dei reati di frode in commercio e truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

Le verifiche sulle coltivazioni

Secondo l’ipotesi investigativa, il riso sarebbe stato coltivato con fitofarmaci e fertilizzanti non consentiti nell’agricoltura biologica e successivamente commercializzato come prodotto bio, a un prezzo più elevato. Il sistema avrebbe inoltre permesso alle aziende di ottenere contributi pubblici previsti per le coltivazioni biologiche, pur in assenza dei requisiti necessari.

L’inchiesta è iniziata nel 2023 dopo alcune segnalazioni di FederBio. A suscitare i primi sospetti sono state le quantità di riso dichiarate dalle aziende, ritenute incompatibili con l’estensione dei terreni destinati alle coltivazioni biologiche. Nel corso delle perquisizioni sono stati sequestrati ingenti quantitativi di prodotti vietati e documenti extracontabili che, secondo la Procura, avrebbero trovato riscontro nelle intercettazioni telefoniche.

Gli accertamenti sono proseguiti con le analisi di laboratorio sui campioni di piantine di riso prelevati nelle aziende indagate. Anche questi esami, sempre secondo l’accusa, avrebbero confermato l’impiego di sostanze non ammesse nei disciplinari del biologico. Il ricorso a tali prodotti avrebbe consentito rese per ettaro superiori a quelle ottenibili attraverso le normali tecniche di coltivazione biologica.

Le somme contestate

La contestazione riguarda la vendita di circa 40mila tonnellate di riso, dalla quale sarebbero derivati profitti illeciti per oltre 9,8 milioni di euro. A questa cifra si aggiungono circa 400mila euro di contributi pubblici ottenuti attraverso i bandi regionali di sviluppo rurale collegati alla Politica agricola comune.

La Procura ha sottolineato che l’inchiesta riguarda esclusivamente le aziende coinvolte e non il complesso del settore risicolo pavese. La maggior parte dei produttori locali, secondo quanto evidenziato dagli inquirenti, non risulta coinvolta e mantiene la correttezza dell’operato e la qualità delle produzioni.

Il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, ha ringraziato Procura, Icqrf e Guardia di finanza per l’operazione. Il ministro ha ribadito che la maggioranza dei produttori di riso lavora nel rispetto delle regole e che i controlli lungo la filiera servono a tutelare i consumatori e le imprese corrette.