Alberto Boto, 43 anni, residente a Giussago, è morto dopo essere stato colpito da un improvviso malore mentre si trovava nella sua seconda casa di famiglia a Zavattarello, nell’alto Oltrepò Pavese. La tragedia si è consumata nella zona di Valle Inferiore, dove l’uomo stava trascorrendo il fine settimana insieme alla moglie.
L’episodio è avvenuto nella tarda mattinata del 26 settembre. Secondo quanto ricostruito, Boto era impegnato a sistemare il giardino della villetta quando si è sentito male. La moglie ha dato immediatamente l’allarme e ha iniziato le manovre di rianimazione, praticando il massaggio cardiaco in attesa dell’arrivo dei soccorritori.
I tentativi di rianimazione
Durante l’attesa, anche due persone di passaggio si sono fermate nei pressi dell’abitazione per prestare aiuto. I presenti si sono alternati nelle manovre di rianimazione fino all’arrivo dei soccorritori, che hanno proseguito i tentativi di salvare il 43enne. Per l’uomo, però, non c’è stato nulla da fare.
Le prime informazioni riportate dopo l’intervento indicano che il malore potrebbe essere stato provocato da un infarto. Si tratta tuttavia di una prima ipotesi e non sono stati forniti ulteriori elementi sulle cause del decesso. La salma è stata ricomposta dalle onoranze funebri San Giuseppe di Binasco; al momento non era ancora stata comunicata la data dei funerali.
Il cordoglio a Giussago
La notizia ha suscitato profondo cordoglio a Giussago, dove Boto era conosciuto anche per il suo impegno nella vita amministrativa locale. Dal 2010 al 2015 aveva ricoperto l’incarico di consigliere comunale di maggioranza, nella lista che sosteneva l’allora sindaco Massimiliano Sacchi, scomparso in precedenza.
Il sindaco di Giussago, Albino Suardi, ha espresso vicinanza alla famiglia e ai suoi cari, definendo la vicenda una tragedia per l’intera comunità. La notizia della morte è stata annunciata anche durante una celebrazione religiosa.
Boto era laureato in Comunicazione all’Università di Pavia e lavorava da anni per un’azienda milanese specializzata nell’informatica applicata alla medicina. Si occupava della realizzazione di software e aveva mantenuto un forte legame professionale e personale con il territorio pavese.
La famiglia era stata già colpita da un grave lutto nel marzo del 2006, quando Giacomo Maggi, cugino di Alberto Boto, era morto a 17 anni dopo essere stato travolto da un camion mentre attraversava la strada nella zona della Minerva, a Pavia. Il giovane frequentava il liceo Copernico.