Memoria letteraria

Mastronardi, la condanna di Vigevano al suo maestro

Nel 1963 un settimanale diocesano attaccò autore e pellicola, aprendo una lunga frattura con la città.

Mastronardi, la condanna di Vigevano al suo maestro

Il 26 settembre 1963, mentre a Vigevano iniziavano le riprese del film tratto da Il maestro di Vigevano, il settimanale diocesano L’Araldo Lomellino pubblicò un duro attacco contro Lucio Mastronardi, autore del romanzo, e contro chi aveva deciso di portarlo sul grande schermo. A firmare la presa di posizione furono i Maestri Cattolici di Vigevano, che accusarono lo scrittore di avere gettato discredito sulla categoria degli insegnanti e sull’intera comunità cittadina.

L’articolo contestava non solo il libro, ma anche il ruolo dell’editore e del produttore cinematografico. Il romanzo veniva giudicato una rappresentazione offensiva del mondo scolastico, mentre il film diretto da Elio Petri, con Alberto Sordi protagonista, era considerato la conferma di una vicenda ritenuta dannosa per l’immagine della città. I Maestri Cattolici sostenevano inoltre di interpretare il sentimento degli altri insegnanti, anche non cattolici, che si sarebbero sentiti offesi dalla descrizione della loro professione.

Il romanzo e la provincia del boom

Al centro del libro c’è il maestro Mombelli, uomo modesto e insoddisfatto, alle prese con uno stipendio insufficiente e con il desiderio di mantenere la propria famiglia. La scuola rappresenta per lui l’unico motivo di orgoglio: nonostante la scarsa considerazione sociale e le difficoltà economiche, l’insegnamento conserva un valore culturale ed educativo. La sua quotidianità, però, viene segnata dalle umiliazioni del preside, dai problemi del figlio e dal tradimento della moglie con il proprietario di una fabbrica di calzature.

Attraverso la vicenda del protagonista, Mastronardi descrive le contraddizioni della provincia italiana durante il boom economico: l’avidità, l’opportunismo, il potere del denaro e il progressivo svuotamento dei riferimenti morali. Per i suoi critici, quella rappresentazione trasformava una realtà particolare in un’accusa generale contro gli insegnanti e contro Vigevano. Da qui nacque la richiesta, formulata pubblicamente, che l’autore lasciasse la categoria e rinunciasse alla cattedra.

Una ferita rimasta aperta

La campagna contro Mastronardi non si fermò al giudizio sul romanzo. Lo scrittore, maestro antifascista apprezzato da Elio Vittorini e Eugenio Montale, fu descritto anche come pazzo e alcolizzato, accuse che contribuirono ad aggravare il suo isolamento. Morì suicida nell’aprile del 1979, a 49 anni, gettandosi nel Ticino. Nel film, una scelta analoga viene compiuta da un supplente amico del maestro Mombelli.

A distanza di decenni, il caso resta una pagina controversa della storia culturale di Vigevano. La vicenda viene ricordata come un episodio della difficile accoglienza riservata a un autore che aveva portato nella narrativa le tensioni sociali e umane del proprio tempo. Oggi una strada e la biblioteca civica cittadina sono intitolate a Lucio Mastronardi, ma la sua piena riabilitazione, secondo la ricostruzione proposta, è arrivata lentamente e tra persistenti silenzi.