Il Tibaldi, il Cagnoni, l’Arlecchino, l’Astoria, il Moderno e il Marconi sono alcuni dei nomi legati alla storia cinematografica di Vigevano. Sale oggi in gran parte chiuse, ma ancora presenti nella memoria di chi le ha frequentate e ha vissuto lì momenti di svago, incontro e condivisione.
Le origini del grande schermo
La vicenda è raccontata nel libro Il cinema a Vigevano, storia delle sale cinematografiche, scritto da Alda Casella. L’autrice non si è limitata a ricostruire l’evoluzione delle strutture cittadine, ma ha inserito nel volume anche il proprio rapporto con il grande schermo e il valore che le proiezioni hanno assunto nella vita di molte persone.
Il cinema arrivò in città all’inizio del secolo scorso grazie ai cinematografi viaggianti. Erano vere e proprie carovane che si spostavano da un luogo all’altro e raggiungevano anche Vigevano, portando una forma di intrattenimento allora nuova e destinata a entrare progressivamente nelle abitudini della popolazione.
Il rapporto con la curia
Quella modernità incontrò però anche una forte opposizione. Il principale avversario delle prime esperienze cinematografiche fu la curia, che attraverso gli articoli del proprio giornale, l’Opportuno, poi diventato Araldo, descriveva le sale improvvisate come luoghi terribili.
Nonostante le diffidenze iniziali, il cinema si affermò come uno spazio di aggregazione. Le sale vigevanesi diventarono luoghi nei quali assistere ai film, ma anche incontrarsi e condividere esperienze. Il libro di Casella conserva così la memoria di una stagione cittadina segnata da strutture e nomi oggi in gran parte scomparsi, ma ancora associati ai ricordi di numerosi spettatori.