Alloggi vuoti

Inquilini Aler di Lulli-Porpora chiedono di non essere sfrattati

Cisl e Sicet chiedono di utilizzare le case vuote per evitare sfratti durante i lavori di riqualificazione.

Inquilini Aler di Lulli-Porpora chiedono di non essere sfrattati

Da mesi gli inquilini degli alloggi Aler di via Lulli e via Porpora chiedono di non essere allontanati dalle loro case. Nella loro battaglia, hanno trovato supporto in Cisl e Sicet, il sindacato degli inquilini. Il nodo della questione è il maxi piano di riqualificazione degli edifici, che prevede il trasferimento temporaneo dei residenti per consentire i lavori.

I sindacati, dopo un incontro con il Comitato degli Inquilini, propongono una soluzione alternativa: utilizzare gli appartamenti attualmente vuoti per spostare le famiglie all’interno dello stesso complesso. Questo approccio eviterebbe di sradicare soprattutto anziani, persone fragili e nuclei con bambini dal quartiere, dove hanno costruito la propria rete di assistenza, tra medico di base, servizi sociali e vicinato.

La situazione degli alloggi

Negli scorsi mesi, gli abitanti hanno protestato anche sotto la sede di Aler in viale Romagna. Secondo un censimento realizzato dai residenti, nel comparto ci sono 326 alloggi, di cui 158 sono vuoti, quasi uno su due. Tra le famiglie censite, il 78% presenta almeno una condizione di fragilità, con anziani soli, persone con disabilità e sedici nuclei con minori.

Le preoccupazioni degli inquilini vanno oltre il trasloco temporaneo. Temono che, una volta conclusi i lavori di riqualificazione, non venga garantito il loro rientro negli appartamenti. C’è il timore che, vista l’elevata appetibilità del quartiere di Città Studi, gli alloggi possano essere destinati ad altri usi o affittati a canoni più elevati, privando le famiglie del diritto di tornare nelle case dove, in molti casi, vivono da decenni.

Richieste dei sindacati

Per questo motivo, Cisl e Sicet chiedono l’apertura di un tavolo di confronto con Aler e il Comune per definire modalità condivise per i lavori. Inoltre, richiedono la creazione di uno sportello di assistenza per gli inquilini e garanzie scritte sul rientro dei residenti, nonché sul mantenimento della destinazione di edilizia popolare a canone sociale dell’intero complesso anche dopo la riqualificazione.