A Redavalle, tra le colline dell’Oltrepò pavese, quasi ogni fine settimana va in scena una disciplina che in Italia conta ancora pochi praticanti: il bull riding, la monta del toro tipica del rodeo americano. Nel centro gestito dalla B&M Cattle Company Bucking Bulls si allenano circa quindici dei venti atleti italiani impegnati in questo sport, in un ambiente dove preparazione tecnica, collaborazione e attenzione alla sicurezza sono elementi essenziali.
La struttura è stata aperta circa dieci anni fa da Marco Bagatin, bull rider veronese nato nel 1992, ed è oggi indicata come la più grande scuola italiana dedicata al rodeo. L’altro centro nazionale si trova a Roma, mentre le competizioni si svolgono anche all’estero, soprattutto in Francia, Germania e Belgio. Il campionato italiano alterna principalmente le sedi di Redavalle e della capitale, con gli atleti impegnati a seguire il calendario europeo.
Otto secondi per restare in sella
La gara comincia nella chute, la gabbia dalla quale toro e rider escono insieme. Dal momento dell’apertura scatta un timer: il concorrente deve rimanere sull’animale per 8 secondi, tenendosi con una sola mano a una corda che esercita pressione sulla grassella del toro. Se cade prima, la prova viene annullata; se supera il limite, una sirena segnala la fine della monta e il cowboy deve lasciare la presa e abbandonare l’arena.
Il punteggio può arrivare fino a 100 punti: metà viene assegnata all’atleta e metà al toro. La valutazione considera la difficoltà dei movimenti dell’animale, ma anche l’equilibrio, la compostezza, lo stile e la rapidità con cui il rider reagisce agli scarti e ai salti. Gli speroni, limati e privi di parti rotanti, servono soltanto a migliorare la presa e non a ferire il toro.
La sicurezza dopo il gong
Il bull riding è considerato uno degli sport più pericolosi al mondo. Per questo, prima della partenza e durante la prova, l’intera squadra controlla ogni fase. Quando il gong annuncia la conclusione, il cowboy si lancia lontano dall’animale e intervengono i bull fighters, gli addetti alla sicurezza dell’arena. Il loro compito è attirare l’attenzione del toro, accompagnarlo verso il corridoio di uscita e impedire che l’atleta venga raggiunto.
I tori sono allevati e preparati appositamente per questa disciplina. La selezione riguarda anche le caratteristiche genetiche, mentre l’addestramento punta a rafforzare l’istinto a sgroppare senza ricorrere a pratiche coercitive. Secondo gli organizzatori, il rodeo non è una corrida: animale e atleta partecipano alla stessa prova, e la prestazione del toro influisce sul risultato finale. Gli esemplari vengono assegnati tramite sorteggio, perché ciascuno ha caratteristiche diverse, e sono destinati a restare nei ranch fino alla vecchiaia.
Per chi assiste dalle tribune, la corsa dura pochi secondi ma concentra una lunga preparazione. Il rider deve gestire equilibrio e movimenti, mentre il toro reagisce con salti, torsioni e scarti improvvisi. Solo quando entrambi hanno lasciato l’arena, accompagnati dai bull fighters, la prova può dirsi conclusa.