Il calo dei consumi di vino in Europa coinvolge anche l’Oltrepò Pavese, territorio che negli ultimi anni ha iniziato a guardare con maggiore attenzione ai mercati extraeuropei. Tra le cause del cambiamento ci sono le nuove abitudini dei giovani, più orientati verso birra e cocktail, una crescente attenzione agli effetti dell’alcol sulla salute e trasformazioni sociali che stanno modificando le occasioni di consumo.
In cinque anni, la quota dell’Unione europea sul consumo mondiale di vino è scesa dal 59 al 48 per cento. Per le cantine della provincia di Pavia, l’espansione oltre i confini comunitari rappresenta quindi una possibile risposta alla contrazione della domanda interna. I dati disponibili mostrano che questo percorso è già cominciato, sebbene i valori restino contenuti rispetto a quelli di altre denominazioni italiane.
Export in crescita, ma il quadro resta incerto
Tra il 2008 e il 2022, il valore delle esportazioni dei vini dell’Oltrepò è quasi triplicato, passando da 9 a 26 milioni di euro. Un andamento positivo riguarda anche il Metodo Classico Oltrepò Pavese Docg: la produzione è aumentata da poco più di 10 mila ettolitri nel 2018 a oltre 21 mila nel 2023, più che raddoppiando nel periodo considerato.
Il contesto più recente, tuttavia, suggerisce prudenza. Nel primo semestre 2026, la Lombardia si è classificata al sesto posto tra le regioni italiane per export di vino, con 152,5 milioni di euro e una flessione del 7,1 per cento. Il dato riguarda una regione che comprende sia il Franciacorta sia l’Oltrepò Pavese e segnala le difficoltà che interessano il comparto anche in presenza di denominazioni riconosciute.
Nuove rotte commerciali e vendemmia difficile
La Commissione europea punta sugli accordi di libero scambio con Africa, America Latina e Asia orientale, aree considerate mercati emergenti per la domanda di vino di qualità. Per le denominazioni DOC e DOCG dell’Oltrepò, l’apertura di questi canali potrebbe offrire nuove opportunità commerciali in una fase complessa per il settore e per il territorio.
Nel frattempo, la vendemmia 2026 si avvia alla conclusione dopo una partenza anticipata di quasi due settimane, legata al caldo record. Le cantine hanno dovuto affrontare anche episodi di grandine che hanno colpito diverse aziende dell’area. Secondo gli esperti, nonostante le difficoltà, la qualità delle uve si mantiene mediamente molto buona.