Il 63 per cento degli universitari di Pavia ha fornito risposte compatibili con la presenza di almeno un disturbo mentale negli ultimi dodici mesi. È quanto emerge dall’indagine sul benessere psicologico condotta tra gli iscritti dell’ateneo, alla quale hanno partecipato 13.279 studenti e studentesse. I risultati, pur in linea con le stime internazionali, delineano un quadro di disagio che l’università considera meritevole di attenzione.
Secondo il questionario, circa il 28 per cento del campione presenta sintomi compatibili con disturbi d’ansia, mentre il 16,8 per cento manifesta segnali riconducibili alla depressione maggiore. Il 25 per cento riferisce comportamenti compatibili con disturbi alimentari, il 17,8 per cento riporta ideazione suicidaria e il 6,8 per cento evidenzia condizioni compatibili con l’abuso di sostanze.
Un’indagine sulle condizioni degli studenti
La rilevazione Benessere in campus rientra nel progetto Health mode on, finanziato attraverso i fondi Pro-Ben del ministero dell’Università e della Ricerca. L’Università di Pavia è capofila di un’iniziativa che coinvolge dieci istituzioni e punta a promuovere il benessere psicologico nelle comunità accademiche.
Il sondaggio, svolto tra luglio 2025 e settembre 2026, è stato costruito su un modello scientifico sviluppato dall’Università di Harvard in collaborazione con l’Organizzazione mondiale della sanità. Le risposte, pari al 34 per cento degli studenti invitati, sono state ponderate per rappresentare la popolazione universitaria di riferimento. L’indagine non mira a stabilire rapporti di causa-effetto, ma analizza le possibili associazioni tra condizioni personali, sociali e accademiche, stili di vita e salute mentale.
Le difficoltà risultano più frequenti tra gli studenti con una media voti più bassa, tra chi deve recuperare esami e tra i fuori corso. I segnali legati alla depressione appaiono inoltre più marcati in queste categorie. Nel gruppo formato da dottorandi, specializzandi di Medicina e iscritti ai master, il 48 per cento presenta indicatori riconducibili ad almeno un disturbo mentale.
Solitudine e fattori di vulnerabilità
Il questionario ha rilevato anche la percezione del futuro e delle relazioni sociali: quattro studenti su dieci dichiarano di sentirsi soli, mentre uno su cinque afferma di avere poca speranza nel futuro. I risultati di Pavia sono sostanzialmente allineati alle stime internazionali, ma non per questo vengono considerati meno preoccupanti. L’Organizzazione mondiale della sanità indica inoltre il suicidio come seconda causa di morte tra gli under 29 in Europa, dopo gli incidenti stradali.
Tra i fattori associati a una maggiore vulnerabilità compaiono le minori risorse economiche, la condizione di fuori sede o pendolare e, in alcuni casi, la condivisione dell’abitazione con coinquilini. Gli studenti residenti a Pavia riferiscono segnali di disagio con minore frequenza. Anche le esperienze di discriminazione fisica, sessuale, etnica, di genere o religiosa risultano associate a una maggiore esposizione, mentre l’attività fisica potrebbe svolgere un ruolo favorevole.
Anna Odone, docente di Igiene dell’ateneo, responsabile del progetto e consulente per l’ufficio europeo dell’Oms, ha sottolineato che i dati descrivono soprattutto una difficoltà diffusa tra i giovani in età universitaria. Tra le proposte emerse c’è l’introduzione di un monitoraggio periodico della salute mentale, affiancato da interventi per individuare il disagio, ridurre le fonti di stress e rafforzare i servizi rivolti alla comunità accademica.