Mercato in difficoltà

Crisi internazionale colpisce l’export della calzatura e l’occupazione

Le tensioni geopolitiche riducono il fatturato e i posti di lavoro nel settore calzaturiero.

Crisi internazionale colpisce l’export della calzatura e l’occupazione

Le tensioni geopolitiche internazionali stanno avendo un impatto significativo sul mercato della calzatura, con conseguenze negative per l’export e l’occupazione. Il settore, che negli ultimi anni ha fatto affidamento principalmente sulle esportazioni, sta affrontando una perdita in termini di valore, numero di paia vendute e lavoratori. Il distretto della calzatura di Vigevano, già in difficoltà, è tra i più colpiti da questa crisi.

I dati forniti da Assocalzaturifici rivelano un fatturato in calo del 2,7%, mentre l’export mostra segnali di debolezza, con una flessione complessiva del -1,6% nei primi tre mesi del 2026. Le contrazioni sono ancora più marcate nei mercati extra-UE. Sebbene ci sia stata una lieve ripresa nel mercato interno, questa non riesce a compensare il calo delle esportazioni.

Impatto sull’occupazione

La crisi si riflette anche sull’occupazione, con una diminuzione di imprese e addetti. Nei primi tre mesi del 2026, si registra un calo di 85 imprese attive e una perdita di 808 addetti tra i produttori di calzature rispetto alla fine del 2025. Il numero complessivo di imprese in Italia è di 3.490, con un saldo negativo di -74 unità rispetto a dicembre 2023, pari a un -2,1%.

Nonostante ciò, gli italiani stanno tornando a comprare scarpe, con un acquisto totale di 1,28 miliardi di euro nel primo trimestre, segnando una crescita dell’1,7% in valore e del 2,1% in quantità rispetto allo stesso periodo del 2025. Le scarpe da donna e le sneakers trainano questa ripresa, rappresentando il 41% della spesa totale.

Esportazioni in calo

Nonostante la ripresa del mercato interno, l’export continua a rappresentare il 90% del giro d’affari complessivo del settore. Nei primi tre mesi dell’anno, le esportazioni di scarpe italiane hanno mostrato segnali di cedimento, con una crescita in valore del 6% verso la Francia, mentre l’export verso la Germania ha registrato un calo del -10%. I dati più allarmanti provengono dal Medio Oriente, dove si è registrata una flessione del -33% nei primi tre mesi e un crollo del 62% a marzo, coincidente con l’inizio del conflitto.

Tra le regioni italiane, solo Emilia-Romagna e Piemonte mostrano un andamento positivo nel primo trimestre.