Sentenza civile

Amianto, il Tribunale di Pavia riconosce la rendita alla vedova

L’ex operaio della Cielle Prefabbricati era deceduto per mesotelioma dopo anni nello stabilimento.

Amianto, il Tribunale di Pavia riconosce la rendita alla vedova

Il Tribunale di Pavia ha riconosciuto il legame tra il mesotelioma che ha causato la morte di un ex operaio della Cielle Prefabbricati di Pinarolo Po e l’esposizione alle fibre di amianto presenti nell’ambiente di lavoro. Accogliendo il ricorso presentato dalla moglie, il giudice Andrea Francesco Forcina ha condannato l’Inail a riconoscere alla donna la rendita ai superstiti, il sostegno economico previsto per i familiari delle persone decedute a causa di una malattia professionale.

Il lavoro nello stabilimento

L’uomo, che aveva poco più di 60 anni, è morto il 19 dicembre 2023, meno di un mese dopo la diagnosi di mesotelioma pleurico sarcomatoide, ricevuta il 22 novembre. Aveva lavorato nello stabilimento di Pinarolo Po, in località Negrera, dal 1° marzo 1996 al 24 settembre 2012, svolgendo mansioni di operaio e autista. La moglie, rimasta vedova a 60 anni, si era rivolta al tribunale dopo il rifiuto dell’Inail di riconoscere la prestazione, motivato dall’insufficienza degli elementi disponibili per collegare la malattia all’attività lavorativa.

Nel corso del procedimento, le testimonianze di alcuni ex dipendenti e la consulenza medico-legale hanno consentito di ricostruire le condizioni dello stabilimento. Secondo quanto riportato nella sentenza civile di primo grado, per la produzione dei prefabbricati erano state utilizzate lastre contenenti amianto, mentre i capannoni avevano coperture in cemento-amianto. Alcuni testimoni hanno riferito che materiali con amianto erano ancora presenti anche dopo il 1992, anno in cui la sostanza era stata messa al bando in Italia.

Il nesso tra esposizione e malattia

La consulenza tecnica ha evidenziato che le operazioni di movimentazione delle lastre potevano provocare una significativa dispersione di fibre nell’aria. A questo si aggiungeva il possibile rilascio di particelle dalle coperture in cemento-amianto deteriorate. Un ulteriore elemento emerso nel giudizio riguarda la bonifica dell’area, eseguita nel 2022, dopo il fallimento della società. Il sito è stato successivamente riqualificato e destinato ad attività diverse, senza più legami con l’utilizzo originario.

Per il giudice, la comparsa del tumore nel 2023 è compatibile con i lunghi tempi di latenza del mesotelioma, una patologia che ha colpito in modo significativo anche il territorio di Broni, dove si trovava lo stabilimento Fibronit. Ai fini del riconoscimento del nesso causale non era necessario dimostrare che l’operaio avesse tagliato o manipolato direttamente le lastre: è stata ritenuta altamente probabile un’esposizione ambientale alle fibre durante gli anni trascorsi nello stabilimento.

Il tribunale ha quindi accolto il ricorso e condannato l’Inail a corrispondere alla vedova la rendita prevista dalla legge, con decorrenza dal 20 dicembre 2023, giorno successivo alla morte, oltre agli interessi legali. La rendita mensile ai superstiti può arrivare fino al 50 per cento dello stipendio massimo previsto.